sabato 19 maggio 2007

IDENTITA' CULTURALE

Il prof. Adel Jabbar descrive la giornata di un cittadino friulano, orgoglioso, giustamente, delle proprie origini.
Si sveglia in un letto costruito secondo un modello il cui uso ebbe inizio nel vicino Oriente ma che venne poi modificato nel Nord Europa prima di essere adottato a Sud delle Alpi.
Scosta le lenzuola di cotone e la coperta di lana di pecora, pianta originaria e animale addomesticato originariamente nel vicino Oriente; ripiega il copriletto di seta, il cui uso fu scoperto in Cina e trasmesso all’Occidente attraverso l’impero bizantino e il mondo arabo.
Si infila i mocassini, inventati dagli indiani delle aree montagnose e boscose dell’America settentrionale; va in bagno, i cui accessori sono un misto di invenzioni etrusche e romane antiche, nord-europee e americane moderne.
Si leva il pigiama, indumento inventato in India, si lava col sapone, inventato dalle popolazioni galliche, poi si fa la barba, rituale masochistico che sembra derivato dagli antichi egizi o dai sumeri.
Esce e compra il giornale, pagando con monete che sono una invenzione dell’antica Lidia. Rientra e trova pronto, preparato dalla moglie di origine veneta, in un utensile di derivazione o adattamento napoletano, il caffè, bevanda originaria dal Corno d’Africa.
Usa una tazzina e un piatto fatti di un tipo di terraglia inventata in Cina; sul piatto poggia il pane (fatto di farina di grano, graminacea domesticata la prima volta in area mesopotamica) e il burro (derivato da un procedimento inventato dai pastori nomadi delle pianure e che nella tradizione alpina si dice inventato dall’om salvadi); il coltello è di acciaio, una lega inventata la prima volta in India meridionale, la forchetta gli viene dall’Italia centrale in età medievale, il cucchiaio dall’antica Roma.
Finita colazione fuma la sigaretta, abitudine derivata dagli indiani d’America; mentre fuma legge il giornale, fatto di un materiale inventato in Cina su cui sono stampate notizie secondo un procedimento inventato in Germania, utilizzando caratteri inventati dagli antichi semiti, perfezionati dai fenici e dai greci.
Mentre legge delle tragedie accadute in giro per il mondo, essendo un brav’uomo friulano, in un linguaggio indo-europeo e romanzo con sostrato celtico e molti prestiti slavi e germanici, ringrazia una divinità ebraica di averlo fatto nascere a Zugliano, in un paese di origine romana su terreni concessi a soldati-coloni provenienti dall’Abruzzo, in un comune che era un importante centro paleoveneto, vicino a paesi rifondati da gruppi di famiglie sloveno-carinziane.

Così è la storia dell’identità friulana: come quella di ogni altra identità umana è fondata sulla compenetrazione delle diversità.

E’ una identità che non viene difesa, ma viene uccisa dalle riposte semplici e dirette, dalla sovrapposizione di concetti, di modelli, di interpretazioni chiuse, con le pratiche storiche che

alla chiusura e alla discriminazione sono collegate. (http://www.pacioli.net/modules.php?name=News&file=article&sid=292)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Invito tutti voi ad andare nel forum e leggere lo sfogo di Neiva a proposito di identità culturale.

Anonimo ha detto...

esiste un bellissimo libro che racconta di un gruppo di friulani che sono emigrati tantissimi anni fa in Argentina, in cerca di fortuna....Anche lì fanno i taglia alberi, anche lì continuano a parlare il dialetto, anche lì continuano a mangiare poenta e osei.....